interessante analisi – da non perdere

Grafemi

Nel 1998, il Dipartimento di Stato americano stilò la classifica dei trenta gruppi più violenti ed estremisti del mondo: più della metà di questi si fondavano su basi religiose, e nello specifico si trattava di Musulmani, Ebrei e Buddisti.

La favoletta che vuole che i buddisti siano creature mansuete, perché così chiede la loro religione, è uno dei luoghi comuni più vecchi e usurati dell’Occidente, che tende a dimenticare come anche il Cristianesimo, giusto per fare un esempio, è stato alla base di violenze che hanno insanguinato mezzo mondo per almeno otto secoli. Ma solo per parlare degli ultimi vent’anni, i buddisti hanno combattuto ferocissime guerre contro altre religioni, o contro popolazione non schierata, in Thailandia, Burma, Corea, Giappone, India, Sri Lanka. Fanno eccezione i buddisti del Tibet?

La convinzione comune è che il Tibet fu, fino alla caduta del 1959 per mano della Cina, un regno basato sulla bontà…

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Davvero interessante. Buona lettura.

Grafemi

Un po’ di tempo fa mi è capitato di leggere un articolo scientifico che raccontava di come alcuni studiosi di scienze cognitive fossero  riusciti a quantificare il numero di “oggetti” che la mente riesce a “manipolare” contemporaneamente: la maggior parte delle persone arriva a una media di sette, nessuno va sotto in cinque e nessuno supera il nove. Una classica curva di distribuzione gaussiana, insomma.

Semplificando molto, è come se nella testa avessimo un’area di lavoro, che potrebbe corrispondere grosso modo alla RAM di un computer, nella (o sulla) quale il nostro pensiero cosciente compie le sue “classiche” attività; tutto il resto è hard disk, dove sono memorizzate tonnellate di dati che entrano nel campo della nostra coscienza solo se vengono spostate nell’area di lavoro. Un piccolo esempio pratico? Ho appena pensato a un film che la maggior parte delle persone conosce. Sto ripescando le immagini, la trama, le scene…

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Perché l’America (e gli americani) governano il mondo

Di recente sono ritornata a New York per assistere a un concerto di Bruce Springsteen nel New Jersey, Questo di per sé non è un avvenimento eccezionale poiché chi mi conosce sa che di concerti del Boss ne ho visti una quantità infinita, ma ciò che merita una riflessione, anche al di qua dell’oceano, sono gli americani  di quel micro-cosmo che è il pubblico dei concerti di Springsteen.

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‘Il futuro del libro’. Carta o byte?

Ho finito di leggere  ‘Il futuro del libro’ (Adelphi), nuova fatica di Robert Darnton, Direttore della Biblioteca di Harvard, prolifico autore di saggi sulla storia del libro, di cui è uno dei massimi esperti a livello mondiali, nonché ospite della scorsa edizione di Trieste Next, salone europeo dell’innovazione e della ricerca (settembre 2012).

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