Perché l’America (e gli americani) governano il mondo

Di recente sono ritornata a New York per assistere a un concerto di Bruce Springsteen nel New Jersey, Questo di per sé non è un avvenimento eccezionale poiché chi mi conosce sa che di concerti del Boss ne ho visti una quantità infinita, ma ciò che merita una riflessione, anche al di qua dell’oceano, sono gli americani  di quel micro-cosmo che è il pubblico dei concerti di Springsteen.

Come insegnano gli esperti di ricerche di mercato, essi non sono la globalità della popolazione degli Stati Uniti ma certamente un campione rappresentativo del comportamento degli americani quando si parla di senso civico, rispetto delle regole, del bene comune e delle istituzioni. Quelle cose che a noi italiani procurano un certo fastidio solo nel vederle scritte.

Chi ha provato almeno una volta nella vita ad assistere a un concerto in Italia nell’area chiamata pit (quella sotto al palco, ristretta a poche centinaia di persone), e in particolare per Springsteen, sa che ci sono “regole” e iter da seguire e dopo lunghissime ore di attesa (anche un’intera giornata), quando finalmente le porte vengono aperte, si scatena l’inferno e in confronto, con tutto il rispetto per i tori, la corsa di Pamplona è un evento poco scenografico. E anche il dopo nel pit non è tanto meglio.

Ma al MetLife Stadium di East Rutherford tutto ciò non è successo, non si è proprio visto.

Mi sono, invece, lasciata sorprendere non solo dalle capacità organizzative quasi impeccabili degli americani, ma soprattutto dalla loro palese, ovvia “abitudine” al rispetto delle regole di convivenza. Mi riferisco alle file ordinate, che per renderle tali non c’è bisogno della presenza delle forze dell’ordine, quelle in cui se hai il numero 43 è perché prima di te c’è il 42 e dopo il 44 e se abbandoni la fila per andare in bagno, quando torni ritrovi ancora il tuo posto. Mi riferisco al rispetto per l’ambiente che non ti permette di gettare a terra ciò che non sai dove infilare, o i resti del barbecue, poiché quel luogo, anche se arrivi dall’Arizona, è anche un po’ tuo e te ne prendi cura, così come il porre attenzione a non invadere lo spazio vitale di chi ti sta accanto.

Credo che questi gesti, che a noi italiani paiono piccoli e illogici, dicano molto di un popolo. Siano, cioè, un’assunzione di responsabilità degli americani verso loro stessi e il sistema di cui fanno parte, nonché uno degli aspetti che rendono questo Paese un grande Paese, seppur con moltissimi contrasti. Dietro a queste espressioni  di vita quotidiana c’è la certezza, mai messa in discussione, di sentirsi un unico popolo e non un territorio, di essere una democrazia matura dove l’interesse generale conta più del particolare.

E  alla fine si torna all’inizio. La cronaca politica americana degli ultimi giorni credo sia l’espressione del micro-cosmo del pubblico di Springsteen. Non me ne vogliano gli esperti di statistica ma se Obama ha vinto le elezioni è anche un po’ merito del Boss!

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