‘Il futuro del libro’. Carta o byte?

Ho finito di leggere  ‘Il futuro del libro’ (Adelphi), nuova fatica di Robert Darnton, Direttore della Biblioteca di Harvard, prolifico autore di saggi sulla storia del libro, di cui è uno dei massimi esperti a livello mondiali, nonché ospite della scorsa edizione di Trieste Next, salone europeo dell’innovazione e della ricerca (settembre 2012).

Avevo letto la presentazione del volume su uno degli ultimi numeri de Il Venerdì di Repubblica e subito mi sono chiesta se tra le sue pagine potessero esserci risposte o quantomeno utili riflessioni sul tema del passaggio dalla carta al digitale.

Da tempo mi chiedo che forme assumerà l’apprendimento di mio figlio. L’ingresso del digitale nelle scuole è già una realtà. I tablet, gli ebook stanno sostituendo i libri. I metodi tradizionali, o meglio, quelli cui eravamo abituati noi adulti, necessariamente dovranno adeguarsi ai nuovi strumenti.

La mia grande perplessità è: leggere un libro permette di elaborare con tempi necessari affinché l’informazione si sedimenti e dunque sia tua per sempre (questo in linea di massima). Permette di evidenziare, scrivere note a margine, tornare sulle stesse pagine, rileggerle dopo anni, scoprendo che i commenti che avevi fatto ora, magari, non li condividi più tanto perché la tua chiave di lettura è cambiata.

Oggi l’informatica, il digitale porta con sé una fruizione veloce dei contenuti; utilissima per reperire rapidamente dati altrimenti inaccessibili, per aprirsi a nuovi scenari… ma poi quanta di questa massa di informazioni resta dentro ognuno di noi?

Per dirla con un’espressione figurata mi sa tanto di  ‘mordi e fuggi’: mi serve un dato, lo cerco, lo uso, lo archivio… ma non nel mio cervello, bensì nel mio file. Poi, passo alla ricerca successiva… e così via.

Darton sostiene che il matrimonio fra libri e tecnologia possa essere felice e nel suo libro ne dà prove concrete con esempi storici (ancora una volta la storia per dare senso al nostro futuro… ciò mi conforta…): spiega i rischi dell’euforia digitale leggendo un best seller fantascientifico del 1771; il funzionamento delle nostre scelte di lettura analizzando i commonplace books d’epoca Stuart; i meccanismi della produzione libraria pedinando un contrabbandiere settecentesco lungo l’itinerario Neuchâtel-Marsiglia-Montpellier.

Insomma, nell’era digitale il libro resisterà e il digitale rappresenta senz’altro un’opportunità per la democratizzazione della conoscenza. Evviva!!

Ultima considerazione…. ma in tutto questo c’è spazio per fantasia, creatività, poesia?

Forse sì.

Roberto Cotroneo in un articolo pubblicato su Sette scrive, parlando di amore sui social network ‘Il modo di farsi conoscere è una somma di sensazioni, di scrittura poetica, è una silloge di citazioni, fotografie di luoghi, paesaggi di sensibilità che nessuno sapeva più raccontare. Per passare dal romanzo epistolare settecentesco…alla scrittura di questo terzo millennio c’era bisogno di un mezzo (il web..i social), che sembra dividere, isolare,..ma che invece è capace di costruire immaginari che nessuna relazione sociale frettolosa dei tempi che viviamo è in grado di riprodurre’…

Aggiungo io: il mondo virtuale ci sta restituendo il tempo che nella vita reale manca, il tempo per fermarsi e pensare, ascoltare, sentirsi…. sembra surreale, ma in fondo anche un artista figurativo come J. M. Folon ha saputo raccontare benissimo emozioni, sentimenti, la passione per la lettura…nel suo personalissimo modo.

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One thought on “‘Il futuro del libro’. Carta o byte?

  1. Condivido. Il presente mi porta ora a debuttare in digitale come autore di narrativa (l’avrei mai detto 10 anni fa!), ma il mio indice è disorientato sulla tastiera, istintivamente cerca comunque la pagina da sfogliare.
    Va detto che il digitale – fra le sue ‘luminose sorti e progressive’ – ha quella di consentire la pubblicazione di opere non mainstream, fuori dai generi commerciali per l’editoria attuale, o con foliazioni particolari, che finora venivano rifiutate da qualsiasi editore.
    Però, se mi togliessero il curiosare i libri sullo scaffale, o i cd e i dvd sulle rispettive scansie del negozio, come diventerebbe triste il ritorno a casa dopo il lavoro, la sera…

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