Un’etica “a farfalla”

Ieri sera, il TG de La7 annunciava le dichiarazioni di Angela Merkel sulla grande finanza: “I mercati non sono al servizio del popolo” e che il compito dei politici è “trasportare
nel mondo dei mercati della finanza lo spirito solidale dell’economia sociale
di mercato”, come leggete oggi nell’articolo di Andrea Tarquini su la Repubblica (o sull’edizione online qui).

Considerazione lapalissiana da parte di un capo di stato, ma anche un po’ sorprendente, trattandosi del più rigido al momento sulle questioni finanziarie che agitano l’Unione, osservano un po’ tutti.

I mercati – che solidali non sono ma rapidi nella risposta sì – prontamente reagiscono alle ottimistiche esternazioni: gli indici delle borse di Milano, Parigi, Francoforte e Madrid segnano crescita, come leggete sul Corriere della Sera di oggi (pagina 9).

Ogni tanto una bella notizia, si potrebbe concludere; questa però ci spinge a riflettere sull’enorme potere della comunicazione, dato che ne conosciamo i meccanismi. E se il premier tedesco (o francese, italiano, americano) avesse invece dichiarato, come spesso accade peraltro, che la Siria non sarà mai una nazione su cui investire, oppure, chissà,  che il peso della Cina sull’economia mondiale sembra già in ribasso? Quali conseguenze sarebbero seguite sui mercati mobiliari? Quante imprese avrebbero dirottato investimenti altrove, quanta ricchezza sarebbe stata distrutta e dove? Quante famiglie si sarebbero all’improvviso trovate in difficoltà senza nemmeno sapere come?

Il concetto non è nuovo – e noi che facciamo comunicazione, anche se non in quel campo, forse dovremmo sentircene orgogliosi – ma mai come in questo periodo di crisi si percepisce il pericolo che la comunicazione dei “potenti” porti con sé conseguenze drammatiche per i “sudditi” dell’economia globale. E cosa potremmo fare per migliorare la situazione? Chiudere le borse o ritornare a prima della globalizzazione? Spegnere Internet che ne accelera tutti tempi, anche se secondo i radical a cinque stelle è l’ultimo baluardo della democrazia? O consentire ai capi di stato di esternare non più di una volta al mese, a borse chiuse?

Ovvio che in questo mondo sempre più interconnesso e interdipendente la soluzione semplice e univoca non esiste: solo un profondo senso di responsabilità che presieda ad ogni azione in grado di generare conseguenze a butterfly effect, quell’etica di cui si parla ormai ogni giorno come di un irrinunciabile correttivo alla spietatezza dei mercati globali, può aiutarci. E si tratta di un esercizio da mantenere costante: ricordarla una volta al mese non servirebbe a niente.

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